Sandro Parmeggiani 1910 – 2003 – L’EVOLUZIONE ASTRATTA

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Sandro Parmeggiani 1910 – 2003
L'EVOLUZIONE ASTRATTA
Mostra del Centenario della nascita

Nella ricorrenza del centesimo anniversario della nascita di Sandro Parmeggiani abbiamo pensato all'opportunità di esporre opere del maestro renazzese tuttora poco conosciute.

Iniziamo così, con questa mostra dedicata al periodo astratto, il censimento di tutta l'opera pittorica di Parmeggiani, inaugurando la collana "Quaderni" del Museo di Renazzo.

Il meritorio lavoro della compianta Maria Censi viene così ad integrarsi con tutta la documentazione artistica del pittore a cui il Museo è dedicato.

È auspicabile che nel giro di qualche anno, entro il 2013 possibilmente (in occasione del decimo anniversario della morte di Sandro Parmeggiani), questa documentazione sia completata e offerta agli studiosi d'arte e a tutti coloro che apprezzano Parmeggiani.

Daniele Biancardi
Assessore alla Cultura del Comune di Cento
 

L'evoluzione astratta di Sandro Parmeggiani
Molto più di un "divertimento famigliare"
 
E' proprio vero che gli artisti non si conoscono mai abbastanza. Grazie alle mostre e ai testi critici di Maria Censi ero convinto di avere una discreta conoscenza del pittore milanese di famiglia centese; conoscevo la sua giovinezza (il periodo di Renazzo), l'evoluzione culturale del secondo dopoguerra, la sua maturità e il momento del "Gatto Nero". Ma la visita che ho compiuto a Milano presso la casa di Luca Parmeggiani figlio del pittore, grazie all'amicizia di Renato Censi che mi ci ha condotto, è stata per me folgorante perché ho visto e toccato con mano una quantità tale di opere che mi ha ulteriormente aperto gli occhi sull'artista renazzese di adozione, anche sugli aspetti che credevo di conoscere. Adesso capisco l'entusiasmo di Maria Censi, anche lei aveva visto e capito quale serbatoio d'energia è stato Sandro Parmeggiani per l'arte italiana del Novecento. Sono certo che anche Maria Censi, come noi ora, aveva nei suoi programmi l'obiettivo di presentare l'artista da lei scoperto nel 1992 con la mostra di Gallarate, nelle diverse vesti che ha indossato dal 1910 anno della sua nascita, al 2003 anno della morte.
L'occasione del nostro viaggio a Milano per incontrare il figlio Luca era motivata dal desiderio di allestire a Renazzo, la sua seconda patria dopo Milano, nel Museo a lui dedicato, una mostra per ricordare il centenario della sua nascita. Il Museo Sandro Parmeggiani di Renazzo per quanto ampio non permette l'esposizione di più di novanta o cento pezzi, pertanto è molto difficile presentare in un'unica retrospettiva l'intero arco della sua evoluzione, selezionando ferocemente le centinaia e centinaia di opere (migliaia direi) che ha prodotto e che ora sono custodite dal figlio. Nei decenni che si sono succeduti Parmeggiani ha individuato filoni d'ispirazione ai quali ha dedicato con generosità (anche perché era molto svelto d'esecuzione) decine e decine d'opere pittoriche e grafiche. Muoversi fra le cataste dei quadri, peraltro ben tenuti dal figlio Luca, non è stato facile, ma grazie all'aiuto di Renato Censi è balenato ad entrambi l'idea di frazionare i periodi della vita dell'artista in filoni a se stanti, gruppi omogenei di opere, corrispondenti a un determinato periodo, dotati di autonomia stilistica e tematica, permettendo la programmazione non di una sola mostra antologica, praticamente impossibile da allestire in un museo solo, ma numerose e diverse mostre che mettono a fuoco periodi diversi dell'artista, inaugurando così una serie di pubblicazioni che potremo chiamare da subito "Quaderni del Museo Sandro Parmeggiani".
Procedendo in questa direzione, sia noi, sia chi verrà dopo, avrà lavoro in abbondanza per valorizzare e vivacizzare il Museo di Renazzo. I vari argomenti balzano immediatamente all'occhio e possono rappresentare i contenuti delle prossime mostre: gli esordi e gli anni della giovinezza a Renazzo con le sue campagne e casolari, i ritratti dei famigliari, gli splendidi nudi femminili ai quali era particolarmente sensibile, la serie delle streghe, gli straordinari ex libris, le marine e le vedute di Venezia, i soggetti religiosi, le nature morte, i soggetti musicali, l'esperienza "cubista", il periodo del "Gatto Nero" e l'evoluzione astratta che ha caratterizzato numerose opere degli anni Settanta e Ottanta.
Proprio da quest'ultima e più sconosciuta evoluzione artistica, in accordo con Luca Parmeggiani e Renato Censi, abbiamo pensato di cominciare la serie dei "Quaderni del Museo Sandro Parmeggiani", selezionando fra le opere degli anni Settanta e Ottanta quelle che rappresentano questa evoluzione artistica che va verso soluzioni astratte, dove il linguaggio pittorico e grafico segue una strada del tutto nuova, direi sperimentale per un pittore dichiaratamente figurativo come Sandro Parmeggiani. Come supporto storiografico ripubblichiamo qui di seguito un testo di Maria Censi relativo a questa ricerca artistica e anche il testo di un'intervista al pittore del 1992, dove si parla di queste nuove ricerche estetiche. L'attuale mostra dedicata all'evoluzione astratta di Sandro Parmeggiani presenta oltre cinquanta opere pittoriche e grafiche realizzate fra il Settanta e l'Ottanta, dove percepiamo chiaramente una ricerca spaziale inedita per un artista come lui dotato di talento abituato a cimentarsi con la figura e gli altri soggetti tradizionali.
In alcune di queste opere troviamo richiami al Secondo Futurismo e all'Aereopittura, nell'evoluzione
acrobatica di aerei in volo e nelle sfolgoranti carrozzerie della Formula 1, come pure si notano i richiami all'Astrattismo storico e all'Informale del secondo dopoguerra, dove le forme geometriche astratte sono sospese a favore di soluzioni informali, dove prevale la gestualità della pennellata, con soluzioni materiche degne dei più importanti pittori aniconici. Sono soluzioni estremamente piacevoli che ci dimostrano l'intelligenza dell'artista e la sua tenacia a confrontarsi, anche in tarda età, con una realtà artistica che Parmeggiani non sente più sua e che predominava sulla scena milanese di quegli anni limitando gli spazi ai pittori della sua generazione. Tuttavia l'artista produce in quegli anni un gran numero di opere con queste nuove caratteristiche; è il figlio stesso a ricordare questi momenti molto gioiosi, sia per l'anziano padre che per il giovane Luca coinvolto in questi "giochi famigliari" dall'esito grafico e artistico nuovo e imprevisto. Nell'intenzione di Sandro Parmeggiani questi originali prodotti grafici avevano una duplice funzione, di "gioco" fra padre e figlio e di didattica famigliare nei confronti di Luca, quasi un tentativo di avvio o di avvicinamento alla pittura del figlio che osservava il genitore divertito al lavoro. Questo primo "Quaderno" dedicato all'evoluzione astratta di Parmeggiani non vuole collocare l'artista entro un contesto che comunque non gli appartiene, perché la sua indole figurativa era troppo forte in lui ed il talento pittorico era sempre preponderante, pur tuttavia queste opere, fino ad oggi meno valorizzate, testimoniano una volontà innovativa, uno spirito curioso e soprattutto un desiderio di continuare a divertirsi con l'arte.

Fausto Gozzi
Direttore dei Musei Civici di Cento

Arte come sintesi pura

Con gli anni '70 in Parmeggiani comincia a prender corpo la convinzione che nella natura, così come in un oggetto, nella realtà insomma, è insita l'astrazione.
Ad esprimerla con linguaggio adeguato giunge gradualmente, trattenuto da una certa esigenza di restare ancorato alla plastica della forma. Significativo, al proposito, è il tema della 'Evoluzione' che, da invenzione di modo di esprimere il senso della dinamica entro una composizione statica, si trasforma fino a provocare raffigurazioni, che lentamente perdono il contatto con la realtà, divenendo, da ultimo, segni e colori librati nell'aria. L'immagine, da racconto, si trasforma così in emozione e il colore, squillante e contrastato, finisce per avere il sopravvento sul referente figurativo. A distanza di molti anni dall'inizio dell'attività, Parmeggiani imbocca, ancora una volta, una via nuova e ricomincia la quotidiana ricerca: la meta è quella di giungere ad esprimere il proprio 'io' in una serie di linee suggerite dalla fantasia e animate da colori accesi in arditi contrasti.
Si rinnova in tal modo, e con linguaggio del tutto personale, la ventata di Astrattismo portata in Italia, a partire dagli anni '50, da quanti (in particolare appartenenti al Fronte Nuovo delle Arti) avevano evoluto in tal senso il proprio atteggiamento postcubista dopo l'ultimo soggiorno parigino, a contatto con le più moderne tendenze dell'arte. Il riacceso entusiasmo lo porta a scrivere: "Questa è veramente la pittura! Libera da pastoie di soggettivismo trito e stucchevole, la pittura inventata, senza riferimenti naturalistici obbligati, è più vera e non farà mai confondere chi di pittura se ne intende. Non puoi gabellare per buono quello che buono non è, semplicemente incantando con la bontà del racconto e con l'abilità dell'esecuzione tecnica". Il gioco formale della nuova poetica risulta ricco e complesso: si esprime in combinazioni, in sovrapposizioni, in incastri che, non privi di una certa poesia, rara per altro in formule che generalmente mal si prestano ad interpretazioni liriche, vivono del mal sopito ricordo della verità naturale, che affiora qua e là.
È intuibile, infatti, una precisa rispondenza tra l'armonia astratta delle forme e dei colori, e l'armonia reale insita nella natura, quell'armonia che Parmeggiani aveva scoperto e indagato, lungamente e affettuosamente, negli anni passati. Ancora una volta, egli non adotta un unico modulo espressivo, come felicemente inventò, e ripetè in infinite varianti, un Caporossi, né può essere rigidamente definito un 'geometrico' alla maniera di un Magnelli o di un Soldato o di un Reggiani: le sue linee, a volte si spezzano a definire figure geometriche, altre volte si ammorbidiscono in più fluide composizioni, che ampio spazio lasciano alla fantasia interpretativa. In comune con gli altri astrattisti italiani Parmeggiani ha solamente i sottintesi rimandi, le allusioni, ad una realtà oggettiva che non è mai completamente ignorata (La suocera, 1980). L'impaginazione continua ad essere nitida e chiara, anche laddove la misura cede il passo alla complessità dei giochi di linee e agli improvvisi e imprevedibili accostamenti cromatici.
Ne nascono visioni che sprigionano una peculiare tensione drammatica e si prestano ad interpretazioni personali e diversificate: vogliono forse significare una sorta di riflessione sulla confusione che domina l'attualità e sono, quindi, ricerca di un ordine superiore in cui ritrovare se stessi? 0 sono, più semplicemente, espressione di quell'inesauribile vena fantastica che accomuna l'artista al bambino?
Oppure parlano della solitudine dell'adulto, che esprime in quei segni la propria angoscia? Il tema della solitudine, in fondo, non è nuovo all'artista: apparteneva già alle figure femminili del passato e si ripropone ora entro il silenzio di coloratissime visioni. Un silenzio che, ancora una volta, è sinonimo di solitudine che dalla sfera dell'universale sale al cosmico. Solitudine come male dell'intera umanità, come viene spesso cantata dai poeti. Dall'analisi delle forme, paesaggistiche umane compositive, attraverso una lenta evoluzione espressiva, l'artista è giunto ad una fase di sintesi in cui la forma si spegne nel segno e nel colore. Un universo intero di pensieri e di sentimenti si sintetizza in quest'ultima maniera, sinonimo di 'pittura pura'. L'interiorità non si rispecchia più nella varietà dei soggetti, ma in una maggiore o minore intensità espressiva di continue invenzioni. La 'verità' di Sandro Parmeggiani è ora racchiusa nelle emozioni, che egli riesce a trasmettere con assoluta essenzialità complice il colore. "Colore scelto non solamente come emozione tattile, calcolata e dosata con calma, ma come emozione trascendente di stati d'animo talora diversissimi e, comunque, distribuiti nel tempo. Il lavoro è minuto e faticoso per l'esattezza dei contorni e la pulizia della materia. Gli accostamenti, talora violenti, talora morbidissimi, danno al colore vibrazioni quasi musicali: anche la musica costruisce emozioni filtrate e scandite e matematicamente congegnate per costruire una trama, motivo di vita vissuta o di gioco puramente astratto".
Ma nella sua espressione attuale, il gioco coloristico non freddamente astratto: se manca la raffigurazione tradizionale, non manca tuttavia il calore, "calore di scontro, di battaglia; gioia di salvezza disperatamente ricercata e felicemente ritrovata nelle soluzioni susseguitesi di giorno in giorno. Soluzioni, spesso, diversissime tra loro, ma in accordo le une con le altre".
Qualcosa che ha a che fare con la sensibilità e l'intelligenza, ma che ignora la cerebralità o la programmazione di certe avanguardie e transavanguardie. Una programmazione di tipo generale esiste certamente anche in Sandro Parmeggiani, come esiste a monte di qualsiasi prodotto artistico. Ma "un conto è fermarsi al solo calcolo mentale, altro conto è coinvolgere i sentimenti e agire con passionalità, a cuore aperto", come egli stesso afferma.

Stralcio dal testo di Maria Censi scritto per il volume monografico da lei curato nel 1992:
"Sandro Parmeggiani" edito dalla Cassa di Risparmio di Cento

A tu per tu con Sandro Parmeggiani

Sandro Parmeggiani o Parmexano?
Dagli anni '60 cominciai a firmarmi Parmexano, adottando l'antico nome della mia famiglia, centese dal 1260.
Mi dedicavo spesso, in quegli anni, all'incisione e poiché nello stesso settore operava anche un mio omonimo per evitare interferenze, decisi (Bolaffio me lo aveva suggerito) di adottare il nome Parmexano.

Quale fu il tuo primo 'contatto' con l'arte?
Credo di aver provato la prima 'curiosità' in tal senso nella fanciullezza. Mi trovavo a Cento dagli zii, in casa Pannini – Gallerani. Ricordo l'alto soffitto decorato da fregi animatissimi: putti graziosamente atteggiati si rincorrevano suonando violini, trombe e tamburelli. Qua e là gruppi di nature morte con strumenti musicali abbandonati, e fronde e fiori di ogni sorta. I toni delicati e armoniosi e la ricchezza affascinante dell'invenzione erano di gran sollievo alla mia sofferenza, mentre li guardavo dal sotto in su, supino in un letto, immobile per non irritare le numerose piaghe da scottatura sul petto, sulle braccia e sul viso, conseguenza del rovesciamento di una zuppiera colma di brodo bollente. Quegli affreschi, le prime immagini artistiche che io ricordi, mi tennero compagnia nelle interminabili giornate di immobilità e sono rimasti impressi nella mia mente.

Che altro ricordi degli anni infantili trascorsi a Cento?
A prescindere dalle scottature, molta parte della mia infanzia è legata a Cento. Il grande cortile che separava i due corpi di Casa Pannini fu per me (e per i miei cugini provenienti da Bologna, Ancona e Torino per il soggiorno estivo), il campo sportivo e il luogo di sfogo per tutte le discipline e le intemperanze legate alla nostra giovane età. Per diversi anni in quel cortile esercitammo la nostra fantasia; ce ne allontanavamo solo per brevi gite in campagna sul calessino degli zii. Poi il cortile divenne la base per le nostre scorribande ciclistiche attraverso la città: da Porta Pieve a Porta Mulina, dalla Rocca a Porta Chiusa.

Fra i molti soggetti dei tuoi disegni, compare spesso il tema dell'automobile. Una delle tue passioni?
Potrei definirmi fratello gemello dell'ALFA, l'Anonima Lombarda Fabbrica Automobili. L'ho vista nascere negli anni in cui sostituì la Derrack. Mio padre Remido, centese come mia mamma Hilga, legò il suo nome alla nascita e all'evoluzione del reparto corse dell'Alfa Romeo. Proveniva dalla fabbricazione di biciclette, i primi bicicli e quadricicli della Orio – Marchand di Piacenza. Fu chiamato a Milano nel 1909 come addetto ai collaudi e, successivamente, al reparto corse. Ebbe per amici assi mondiali di quegli anni come Campari, cui insegnò la guida da corsa, e Ascari.
Fin da bambino mi trovai spesso a sognare d'essere un grande pilota, mentre armeggiavo con volante e cambio all'interno delle vetture che mio padre parcheggiava dinanzi a casa. La passione è rimasta… ed è finita sui miei fogli da disegno! Nel 1931 ho eseguito schizzi di nuove carrozzerie, utilizzati da Castagna e Schieppati per soddisfare una speciale clientela, che chiedeva modelli aerodinamici. Credo che quelli fossero i miei primi studi sul soggetto 'auto'.

Al di là di speciali committenze, c'era in Parmeggiani il gusto del disegno fine a se stesso e le automobili erano la sua passione! Il Futurismo gli aveva insegnato a rendere contemporaneamente l'idea della velocità frammista al rombo del motore e le 'sue' automobili divennero la sensazione del movimento applicata all'oggetto-auto. Finché quest'ultimo si sciolse completamente, quasi si disintegrò, in un gioco di linee espressive della piena velocità.

Il dopoguerra fu per te un particolare momento di ricerca tecnica, ma anche di "autodistruzione" come tu stesso dici. Cosa intendi esattamente con questo termine?
Anche senza voler ricorrere ad esasperati approfondimenti psicologici, si può arrivare ad una spiegazione di quello stato di "autodistruzione": una pittura si compie, è soddisfacente, sarebbe gradevole ai più, qualcuno l'acquisterebbe, ne faresti altre…
La soddisfazione, l'emozione, le sensazioni sono quelle di un tempo, quando dolcemente ti lasciavi cullare dai profumi e dal sensibilismo suggeriti dalla natura, dallo spettacolo, dallo spettacolo sublime della natura!
Ma c'è un'altra 'natura' che ha sovrastato la prima, che ha prevaricato, che ha distrutto tutto: il comportamento dell'uomo, o almeno di certi uomini, che ci hanno buttati allo sbaraglio, alla disperata fuga, alla morte.
La distruzione di opere ben riuscite rappresenta un po' questo stato d'animo… di sopraffazione con conseguente ribellione ad essa, con disperato tentativo di salvataggio.
Ad ogni foglio che riempivo e distruggevo, credevo in ciò che facevo… veramente! Avevo 'bisogno' che così fosse. Più forte era l'emozione shoccante, più forte era l'animo mio nell'affannosa opera di ricostruzione.
Se fino ad allora il figurativo aveva sempre prevalso, era pur vero che non mi sentivo costretto ad opere di natura ripetitiva per far capire che si trattava di un quadro di Parmeggiani!
Fu da quegli anni che i mezzi espressivi cominciarono¬no a prevalere sul soggetto.

Quali mezzi espressivi?
Ho sempre sperimentato tecniche espressive nuove. Fin da quando appallottolai un ritratto a tempera che stavo eseguendo, e lo gettai nervosamente a terra sotto la finestra. La pallottola, intrisa d'acqua, rimase lì qualche tempo finché, calmatomi, andai a riprenderla, e cominciando a svolgerla lentamente per non arrecare eccessivi ed ulteriori danni al foglio, notai con un certo interesse che i colori violenti erano spariti e si era creata una patina generale, che ingentiliva e dava nuovo carattere al volto grintoso del soggetto. Fu necessario intervenire con ritocchi opportuni, ma l'opera fu insperatamente salvata. Era nato il mio 'automonotipo' che, oltre a caratterizzare violentemente la pittura, dava regolarmente a me la forte emozione e lo stimolo per il recupero di un lavoro prima fatto con cura e poi quasi distrutto, per essere alla fine salvato con delicate e amorevoli cure di restauro.
Per anni espressi quanto di meglio avevo dentro con questa tecnica che, per l'esito fino all'ultimo incerto, mi teneva in uno stato di tensione emotiva, che nessun'altra tecnica pittorica avrebbe potuto darmi. I miei sentimenti, le mie reazioni, gli sconforti potevo esprimerli rapidamente nella prima stesura e lentamente poi filtrarli nel recupero finale. Naturalmente la tecnica si trasformò e le distruzioni, talora, erano parziali e studiate in modo che producessero un certo tipo di risultato. La casualità non era certo la molla del mio lavoro! Non mi sono limitato soltanto alle tempere più o meno distrutte e ricostruite; ho lavorato anche di cere e resine naturali e sintetiche, e di colori acrilici, più 'duri' da manovrare, ma parimenti interessanti ed efficienti.
Il mio indomito spirito di ricerca mi portò, rapidamente e golosamente, ad interessarmi di tanti materiali nuovi o che, pur destinati a ben altri scopi, io piegavo ai miei fini.
Naturalmente con qualche successo e molte delusioni, come la volta che arrivai a provocare una vera esplosione con una combinazione di resine surriscaldate!

Stralcio dell'intervista a Sandro Parmeggiani fatta da Maria Censi nel 1992:
in "Sandro Parmeggiani" edito dalla Cassa di Risparmio di Cento

Nota biografica

Sandro Parmeggiani è nato a Milano nel 1910 da famiglia centese.
Frequenta il Liceo Scientifico di Pavia e, successivamente, l'Accademia di Belle Arti di Brera e contemporaneamente la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.
Si è formato come pittore nello studio del milanese Domenico Baranelli, dove è entrato dopo aver rinunciato al sogno giovanile di diventare ingegnere aeronautico.
Gli anni della seconda guerra mondiale lo hanno visto attivo a Renazzo come pittore di nature morte e paesaggi agresti.
Ritornato a Milano nel dopoguerra ha fondato lo storico gruppo del "Gatto Nero".
Culturalmente attento ai movimenti artistici italiani e stranieri, dopo essere passato attraverso il postimpressionismo e il neocubismo, ha accentuato la tendenza fauve – espressionista di stampo matissiano. Dagli anni 70 i segni e i colori dell'astrattismo sono diventati il mezzo più idoneo per esprimere la sua ricca interiorità.
Parmeggiani è noto anche come raffinato ed originale esecutore di ex li-bris.
Ha partecipato a mostre nazionali ed internazionali: Quadriennale d'Arte di Roma, Biennale di Milano, Europa dell'incisione, Ex Libris di Lugano, Biennale d'Arte Sacra '69-71, Mostra antologica al Palazzo del Turismo di Milano.
Ha allestito mostre personali in Italia e all'estero. Nel 1992 ha allestito un'antologica al Museo di Gallarate e la Cassa di Risparmio di Cento gli ha pubblicato una ricca monografia curata da Maria Censi. Dal 1995 è attivo a Renazzo il Museo Sandro Parmeggiani. L'artista è morto a Milano nel 2003.

Ringraziamenti:
– Luca Parmeggiani per il prestito delle opere.
– Renato Censi per i consigli utili alla mostra e alla nascita di questa collana di "Quaderni del Museo Sandro Parmeggiani".
– Scuola di Artigianato Artistico del Centopievese per l'aiuto logistico.
– Andrea Samaritani per le foto in catalogo.

Museo Sandro Parmeggiani: Renazzo – Cento (Ferrara).
– Ideato da Maria Censi nel 1995 e da lei diretto fino al 2008 data della sua scomparsa.
– Fondato dal Comune di Cento il 23 Ottobre 1995 grazie a una Convenzione con la Cassa di Risparmio di Cento S. P. A. e la Fondazione CRC.
– Gestito dall'Associazione Museo Sandro Parmeggiani (Comune di Cento, Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, Cassa di Risparmio di Cento S. P. A.) con atto del Consiglio Comunale di Cento del 17 Dicembre 2003.


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